La cittadella medioevale di Arpaia - Comune di Arpaia
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La cittadella medioevale di Arpaia

Tratto da "Arpaia Longobarda" di Lorenzo Di Fabrizio - 1999 - Quello che rimane dell'antica cittadella di Arpaia di impianto longobardo, costituisce oltre che un'immagine urbana di alto valore unitario, una chiara testimonianza di alto valore storico. Il sistema difensivo era predisposto per resistere agli assedi di cospicue forze militari ed in tempo di pace, finiva per avere anche una funzione di presidio doganale. La cittadella di Arpaia poteva contare su mura alte e ben rinforzate da torri e battifredi, posti ad intervalli regolari e su torrioni d'angolo che proteggevano i punti più vulnerabili dell'insediamento. All'interno della cittadella, un tessuto edilizio, quasi pianificato, diviso in piccoli e stretti isolati, si sviluppava lungo due assi viari longitudinali, quasi convergenti. Uno di questi, intersecava gli spazi delle case disposte a schiera, con un sistema quasi modulare di forma quadrilatera. Proprio l'utilizzo di questi spazi comuni, aperti a tutti, consentiva alle famiglie della cittadella di andare avanti. Ognuno disponeva, intatti, oltre che della casa, di una serie di piccoli appezzamenti di terreno adibito principalmente ad orti. All'esterno della cinta muraria, in più c'erano terreni, boschi e pascoli che il signorotto concedeva alla comunità e sui quali riscuoteva un canone di fitto. Nelle campagne e nelle grandi proprietà di questi feudatari, trovano dimora molte piccole chiese, oratori, cappelle e abbazie. Con il secolo VIII si segnò la fase decisiva della conversione dei contadini romani delle zone rurali interne, ancora strettamente legati agli usi ed ai riti del passato precristiano. La convergenza di Via Forche Caudine con la Via S. Angelo, da luogo allo spazio della piazza che si raccoglieva attorno alla chiesa, dal dominante campanile, ai cui piedi si sono infrante tante vicende storiche. Questo slargo era dominato dalla chiesa madre che negli scorsi secoli, la troviamo sotto il titolo di S. Angelo, oggi dedicata all'Arcangelo Michele, il Principe degli Angeli, il Santo Guerriero per gli aristocratici del tempo. In quel periodo, la Collegiata Ecclesiale Santi Angeli Terrae Arpadi, era considerata dopo la Diocesi di S. Agata dei Goti, la più importante per il ruolo preminente che aveva, su tutte le altre Arcipreture, tanto è vero che, agli albori del Cinquecento, la manutenzione era a totale carico della mensa Vescovile di S. Agata dei Goti. La Chiesa attuale, una modesta fabbrica, a pianta rettangolare, le cui strutture, vanno tra il XVI e il XVII secolo, anche se non presenta tracce del passato, senza dubbio è sorta sulla planimetria della Chiesa di S. Angelo, accorpando strutture architettoniche significative. Lo dimostra anche la colonna, con capitello di stile ionico, in marmo bigio, molto stilizzato, recentemente scoperto nel piedritto di sinistra dell'arco trionfale della chiesa. Come le due Lastre Tombali Effigiate, della famiglia Del Giudice, che dall'erronea sistemazione nella Cappella di S. Giovanni, invece che in quella dì S. Maria, vennero sistemate, verticalmente, sul sacrato della Chiesa, di fronte all'ingresso, oggi in deposito nella Chiesetta di S. Fortunato, così molte altre strutture dell'antico complesso ecclesiale, sono andate perdute o inglobate nei vari setti murari dell’attuale architettura. Non c'è gran bisogno di ulteriori indicazioni dopo di quelle già fornite, ma, si vuole soltanto richiamare l'attenzione su quei vicoli e zone che offrono maggiormente l'idea di Medioevo e su quelle strutture dell’assetto murario, in buona parte, esistente e per il resto facilmente individuabile sia per il periodo Romano che Longobardo. La cittadina di Arpaia, comunque resta sempre un documento prezioso di quei periodi storici. A tal proposito, si percorreranno alcuni tratti di quelle strade che si sviluppano in assimetria con tutti i parametri interni e con le strutture murarie di difesa.
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