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Vino Falerno

Il poeta "spagnolo" Valerio Marziale, dal 64 d.C. in Italia in cerca di fortuna, definiva il migliore vino ai suoi tempi conosciuto "...immortale Falernum..."94 . In verità gran parte degli scrittori latini hanno tessuto le lodi di questo vino. E così Virgilio nelle Georgiche95 ammette che nessuno dei migliori vini da lui bevuti poteva competere con esso. Orazio96 stesso è costretto a scusarsi con i suoi commensali per non avere la possibilità di mescere vino proveniente dall'ubertoso ager Falernus.
Ma prima di tutti fu Catullo97 in epoca repubblicana a decantare questo vino. Invece con una prosa dotta e stringata Cicerone, senza lasciarsi prendere dalla foga poetica, definisce il Falerno "...firmissimum, generosum ac praecipue bonitatis" (robustissimo, generoso e di precipua bontà). Ma l'elenco degli scrittori latini che hanno decantato il vino Falerno è lunghissimo : in un recente volume lo studioso francese André Tchernia ha raccolta tutte le citazioni delle fonti sui vini dell'Italia in epoca romana dove appaiono predominanti, appunto, quelle inerenti il vino Falerno98 .

I sommeliers d'epoca romana al primo posto in verità vi posizionavano il vino di Fondi, il Caecubus, ma ben presto in seguito alle mutate condizioni pedoclimatiche per i lavori inerenti la costruzione della fossa Neronis, un canale navigabile che avrebbe dovuto congiungere Pozzuoli e Roma, qui non si produsse più, come ci informa Plinio il Vecchio99 , un ottimo vino. E d'allora rimase in auge solo il Falerno di cui poeti e scrittori cantarono ampiamente le lodi. La "nascita" del vino falerno può essere fissata negli ultimi anni del III secolo a.C. Solo però nella seconda metà del II sec a.C. quando i romani, ormai padroni del Mediterraneo e definitivamente sconfitta Cartagine, seppero mettere insieme tecniche enologiche all'avanguardia avendo anche la possibilità di piazzare il prodotto sui ricchi mercati mediterranei, il vino falerno assurge a prodotto di qualità.
I "fossili guida" che ci hanno fatto scoprire la grande diffusione del vino Falerno sono le anfore romane le quali tra la fine del II e gli inizi del II sec. iniziarono ad essere prodotte in questo territorio. Di esse si trovano testimonianza in Gallia, in Spagna, a Cartagine oltre che, naturalmente, in tantissimi siti dell'Italia compresa Roma. Le navi che partivano dal porto della colonia di Minturno, imbarcate migliaia di anfore, per mesi navigavano nel mare nostrum approdando sulle coste dei principali scali commerciali per scaricare la pregiata bevanda.

Tale fu la fama del vino falerno che esso divenne ben presto un segno di distinzione sociale e non deve meravigliarci quindi la famosa iscrizione funeraria di Domitius Primus in cui egli si vanta, tra le altre cose, di aver sempre bevuto nella sua vita vino Falerno100 . I veri intenditori di Falerno erano in grado di distinguerne ben tre varietà : la più rinomata era il Faustianum, prodotto sulla media collina corrispondente agli attuali territori collinari del comune di Falciano del Massico; quello di alta collina, il Caucinum; mentre il vino di pianura aveva semplicemente l'appellativo più generico di Falerno101 .
Già i romani, più di quanto oggi i legislatori hanno fatto con leggi capestro, avevano capito che un vino pregiato era frutto certamente del vitigno ma molto più era necessario avere delle eccellenti condizioni pedoclimatiche.

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